
Il fondo morosità è un contributo pubblico pensato per gli inquilini che non riescono a pagare l'affitto per cause indipendenti dalla loro volontà. Non garantisce automaticamente il pagamento al proprietario e funziona solo in presenza di requisiti specifici e bandi attivi.
In questa guida trovi cos'è e quando si applica, chi può accedere, cosa copre davvero, quali sono i limiti concreti per il proprietario e quando conviene valutare un'alternativa.
Il Fondo per la Morosità Incolpevole è un aiuto economico destinato a chi non riesce a pagare il canone a causa di eventi come perdita del lavoro, cassa integrazione, riduzione del reddito o problemi familiari e sanitari gravi. È stato istituito con il Decreto-Legge 102/2013 e rifinanziato anche per il 2026, con uno stanziamento nazionale di 20 milioni di euro. Serve a evitare lo sfratto e a sostenere temporaneamente il pagamento dell'affitto, non a garantirlo in modo continuativo.
Il requisito più comune a livello nazionale è un ISEE non superiore a 26.000 euro, ma ogni Comune fissa le proprie soglie e condizioni nel bando specifico — a Torino, ad esempio, l'importo erogato varia in base a fasce ISEE molto più basse.
Oltre al limite di reddito, servono generalmente: un atto di intimazione di sfratto per morosità, un contratto di locazione regolarmente registrato, la residenza nell'immobile da almeno un anno, e la prova documentale che la morosità dipenda da una causa oggettiva (licenziamento, malattia, cassa integrazione) e non da negligenza.
Il fondo viene gestito dai Comuni, che pubblicano bandi periodici (o "a sportello", aperti tutto l'anno fino a esaurimento fondi) definendo requisiti economici, documentazione richiesta e graduatorie. Non esiste un accesso automatico: bisogna verificare se il proprio Comune ha un bando attivo, presentare domanda con la documentazione richiesta, ed essere in graduatoria utile quando le risorse sono ancora disponibili.
Il fondo non copre sempre l'intero debito. A livello nazionale il contributo massimo per beneficiario non può superare i 12.000 euro, ma l'importo effettivo dipende dal bando comunale: può servire a sanare gli arretrati, a differire lo sfratto, oppure a coprire cauzione e prime mensilità di un nuovo contratto. Nella maggior parte dei casi è un supporto parziale, non una garanzia totale.
Dal punto di vista del locatore, il fondo non garantisce il pagamento puntuale, dipende da tempi amministrativi che possono estendersi per settimane o mesi, e non è sempre disponibile per mancanza di risorse residue nel bando. Questo significa che il proprietario può comunque trovarsi con pagamenti in ritardo, un recupero solo parziale del dovuto, e incertezza sui tempi.
Il fondo morosità interviene solo in casi specifici, dipende da bandi e requisiti, e non garantisce continuità. Soluzioni come la Protezione Affitti di Domeo sono invece progettate per gestire gli incassi, ridurre il rischio di mancato pagamento e dare maggiore stabilità nel tempo, indipendentemente dai tempi e dalle risorse di un bando pubblico.
Il funzionamento, gli importi e i limiti ISEE cambiano in base al Comune. Approfondimenti dedicati:
Il fondo può essere utile quando la difficoltà è temporanea, il bando è attivo e l'inquilino ha i requisiti. Non è sufficiente quando serve continuità nei pagamenti, i tempi amministrativi sono lunghi, o il rischio va comunque ridotto a monte, prima ancora che si presenti un problema.
No. Il pagamento dipende dal bando attivo nel proprio Comune e non è garantito: serve un accertamento della morosità incolpevole e la disponibilità di risorse residue.
No. A livello nazionale il tetto massimo è 12.000 euro per beneficiario, ma l'importo concreto dipende dal bando comunale e spesso copre solo una parte dell'arretrato.
Dipende dal Comune e dal bando: alcuni sono a sportello aperto tutto l'anno, altri hanno finestre temporali precise. I tempi di istruttoria possono comunque estendersi per diverse settimane.
No. È uno strumento di supporto per l'inquilino, non un obbligo contrattuale per il proprietario.