
Torino offre un mercato degli affitti più equilibrato rispetto a Milano o Roma, con canoni mediamente più sostenibili. Questo non elimina il rischio di morosità, ma cambia il modo in cui il fondo comunale può fare davvero la differenza.
Il Comune di Torino gestisce il Fondo Inquilini Morosi Incolpevoli (FIMI, noto anche come Salvasfratti), che eroga un contributo a fondo perduto fino a 8.000 euro per la morosità pregressa, comprese eventuali spese legali.
A questo si aggiunge una somma variabile calcolata in base all'ISEE dell'inquilino, pensata per sostenere le prime mensilità di un nuovo contratto a canone concordato. I dettagli aggiornati sono consultabili sul sito del Comune di Torino.
A Torino l'ulteriore contributo per il nuovo contratto è calcolato su fasce ISEE precise, non su un'unica soglia:
La condizione di "incolpevolezza" si considera sempre verificata quando il reddito netto del nucleo familiare risulta inferiore alla soglia di povertà assoluta ISTAT, indipendentemente dalla fascia ISEE. La causa della morosità deve comunque essere documentabile e precedente o contemporanea al suo insorgere.
Va segnalato che Torino gestisce anche un secondo strumento, il Fondo Sociale Morosità, riservato però agli assegnatari di edilizia residenziale pubblica (case ATC o CIT) con ISEE non superiore a 7.493,06 euro: è uno strumento diverso dal FIMI, pensato per un target specifico e non per il mercato libero.
Anche con un mercato più equilibrato, il fondo non garantisce il pagamento puntuale del canone, richiede tempi di istruttoria che possono estendersi per settimane, e l'importo aggiuntivo per il nuovo contratto dipende strettamente dalla fascia ISEE dell'inquilino — che il proprietario non può conoscere o influenzare in anticipo.
Il sistema a fasce ISEE rende il FIMI particolarmente efficace per gli inquilini a basso reddito, dove il contributo aggiuntivo può coprire fino a 8 mensilità del nuovo contratto — un supporto più sostanzioso rispetto a molte altre città.
Il contributo scende sensibilmente per redditi ISEE più alti (anche se ancora entro i 26.000 euro), e resta comunque legato ai tempi amministrativi del bando e alla disponibilità di risorse residue.