
Affittare un immobile a Milano può garantire rendimenti interessanti, ma espone anche a un rischio concreto: la morosità dell'inquilino. Quando il canone non viene pagato con regolarità, il proprietario deve gestire una situazione complessa, fatta di tempi lunghi, incertezza e possibili costi legali. Per questo il Comune di Milano prevede uno strumento pubblico dedicato: il bando "Salvasfratti".
Il Comune di Milano gestisce il fondo morosità attraverso l'avviso pubblico "Salvasfratti", aperto fino al 31 dicembre 2026, rivolto agli inquilini morosi incolpevoli con contratto di locazione nel libero mercato.
Rientra nelle misure dedicate alla cosiddetta morosità incolpevole: un contributo per chi non riesce più a pagare l'affitto per cause indipendenti dalla propria volontà, come perdita del lavoro, cassa integrazione, mancato rinnovo di un contratto a termine, malattia grave o separazione. La causa deve essersi verificata negli ultimi 5 anni e il rapporto canone/reddito deve superare il 30%.
L'importo dipende dalla fase della procedura di sfratto e dalla soluzione scelta — non esiste un unico importo fisso, ma quattro percorsi distinti.
Servono cittadinanza italiana, UE o regolare titolo di soggiorno; un reddito ISE non superiore a 35.000 euro, oppure un ISEE non superiore a 26.000 euro se il reddito deriva da un'attività lavorativa regolare; un atto di intimazione di sfratto per morosità; un contratto di locazione abitativa regolarmente registrato (esclusi gli immobili di lusso, categorie catastali A1, A8 e A9) e la residenza nell'alloggio da almeno un anno. Il testo integrale dell'avviso 2026, firmato dal Comune, è consultabile su MilanoAbitare – Comune di Milano.
Con un canone medio elevato rispetto al resto d'Italia, anche poche mensilità non pagate possono avvicinarsi rapidamente ai tetti massimi previsti dal bando. Il vincolo più stringente è quello sullo scenario 6.1 (sfratto non ancora convalidato): la quota per sanare la morosità non può comunque superare il canone annuo del contratto, indipendentemente dal tetto di 8.000 euro.
Dal punto di vista del locatore, il fondo non garantisce continuità nei pagamenti, richiede un'istruttoria che si conclude in circa 30 giorni dalla domanda completa (termine non riducibile nemmeno in prossimità dell'esecuzione dello sfratto), e in alcuni scenari (6.2, 6.3, 6.4) richiede comunque un accordo esplicito con il proprietario stesso, che deve acconsentire a un nuovo contratto o a un differimento.
Un inquilino con canone di 1.200 euro al mese smette di pagare per tre mesi: 3.600 euro di arretrato, con sfratto non ancora convalidato. Rientrando nei requisiti, può chiedere fino a 8.000 euro per sanare la morosità (comunque entro il tetto del canone annuo, in questo caso 14.400 euro) — un importo che coprirebbe l'arretrato descritto, ma che con morosità più prolungate o canoni più alti potrebbe non bastare.
Può funzionare bene quando la difficoltà è temporanea, l'inquilino rientra nei limiti ISEE, e sia il proprietario sia l'inquilino sono disponibili a collaborare per la soluzione scelta (mantenimento del contratto, nuovo contratto o differimento).
Non basta quando la morosità si prolunga oltre i tetti previsti, il proprietario non è disposto a un accordo (necessario in 3 scenari su 4), o serve continuità nei pagamenti anche dopo la prima erogazione.