Contratti e Normativa

Conviventi e contratto di locazione: cosa può decidere davvero il proprietario

Pubblicato il:
December 2, 2025
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Quando un immobile viene affittato per uso abitativo, è normale che nel tempo la situazione personale dell’inquilino possa cambiare.
Una delle domande più frequenti riguarda proprio questo aspetto:

il proprietario può impedire che l’inquilino conviva con un’altra persona nell’immobile?

La risposta non è assoluta. Dipende dalla normativa vigente, da come è strutturato il contratto di locazione e dall’uso concreto dell’immobile.

Chi è considerato convivente in una locazione abitativa

Nel contesto delle locazioni abitative, il convivente non è un semplice ospite.
Si parla di convivenza quando una persona:

  • vive stabilmente nell’immobile;
  • lo utilizza come abitazione abituale;
  • condivide la quotidianità con l’inquilino.

È importante distinguere la convivenza dall’ospitalità temporanea, che non ha rilevanza contrattuale e non modifica l’equilibrio del rapporto locativo.

La convivenza è vietata dalla legge?

No.
La normativa italiana non vieta la convivenza all’interno di un immobile locato per uso abitativo.

Questo principio vale sia per i contratti a canone libero sia per quelli a canone concordato, indipendentemente dalla loro durata. Le regole di fondo sono le stesse illustrate nella nostra guida completa al contratto di locazione.

La casa locata è considerata uno spazio di vita privata: il contratto non può essere utilizzato per limitare in modo arbitrario le relazioni personali dell’inquilino.

Il proprietario può vietare la presenza di conviventi nel contratto?

I contratti di locazione che contengono clausole che tentano di:

  • vietare la presenza di terzi;
  • limitare il numero di persone che possono vivere nell’immobile;
  • subordinare la convivenza a un’autorizzazione preventiva del proprietario.

se formulate in modo generico o assoluto, sono spesso inefficaci.
La giurisprudenza tende a considerarle illegittime quando incidono sulla libertà personale dell’inquilino senza una giustificazione concreta.

In sintesi: il proprietario non può vietare in modo automatico la convivenza stabile.

Cosa può richiedere legittimamente il proprietario

Questo non significa che il proprietario sia privo di tutele.

È generalmente legittimo che il contratto preveda:

  • l’obbligo di comunicare la presenza di conviventi stabili;
  • il rispetto dei limiti di capienza dell’immobile;
  • il rispetto del regolamento condominiale;
  • il divieto di sublocazione non autorizzata.

Su questo punto è utile chiarire la differenza tra convivenza e sublocazione, spesso confuse ma giuridicamente molto diverse.

Quando la convivenza diventa un problema reale

La presenza di un convivente può diventare rilevante per il proprietario solo se:

  • l’immobile viene utilizzato da un numero eccessivo di persone;
  • la convivenza maschera una sublocazione non dichiarata;
  • l’immobile viene utilizzato come struttura ricettiva;
  • vengono violate regole condominiali o norme di sicurezza.

In questi casi, il problema non è la convivenza in sé, ma l’uso non conforme dell’immobile rispetto al contratto.

Convivenza e diritti sul contratto di locazione

Un punto importante da chiarire è che il convivente non diventa automaticamente parte del contratto.

Salvo accordi diversi:

  • il contratto resta intestato all’inquilino;
  • il convivente non acquisisce diritti autonomi;
  • la responsabilità contrattuale resta in capo al conduttore.

Esistono però situazioni particolari, come la morte dell’inquilino, in cui la legge consente al convivente stabile di subentrare nel contratto se sono rispettati determinati requisiti.

Come gestire correttamente la situazione in pratica

Per evitare equivoci e contenziosi:

  • il contratto deve essere scritto in modo chiaro e aggiornato;
  • le clausole devono tutelare l’immobile, non controllare la vita privata;
  • eventuali variazioni possono essere formalizzate nel tempo.

Quando necessario, è possibile modificare un contratto di locazione in corso senza compromettere la validità dell’accordo.

In sintesi

  • Il proprietario non può vietare in modo assoluto la convivenza.
  • Le clausole eccessivamente restrittive sono spesso inefficaci.
  • È legittimo richiedere comunicazione e corretto utilizzo dell’immobile.
  • La convivenza non equivale a sublocazione e non modifica automaticamente il contratto.

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