
Quando un immobile viene affittato per uso abitativo, è normale che nel tempo la situazione personale dell’inquilino possa cambiare.
Una delle domande più frequenti riguarda proprio questo aspetto:
il proprietario può impedire che l’inquilino conviva con un’altra persona nell’immobile?
La risposta non è assoluta. Dipende dalla normativa vigente, da come è strutturato il contratto di locazione e dall’uso concreto dell’immobile.
Nel contesto delle locazioni abitative, il convivente non è un semplice ospite.
Si parla di convivenza quando una persona:
È importante distinguere la convivenza dall’ospitalità temporanea, che non ha rilevanza contrattuale e non modifica l’equilibrio del rapporto locativo.
No.
La normativa italiana non vieta la convivenza all’interno di un immobile locato per uso abitativo.
Questo principio vale sia per i contratti a canone libero sia per quelli a canone concordato, indipendentemente dalla loro durata. Le regole di fondo sono le stesse illustrate nella nostra guida completa al contratto di locazione.
La casa locata è considerata uno spazio di vita privata: il contratto non può essere utilizzato per limitare in modo arbitrario le relazioni personali dell’inquilino.
I contratti di locazione che contengono clausole che tentano di:
se formulate in modo generico o assoluto, sono spesso inefficaci.
La giurisprudenza tende a considerarle illegittime quando incidono sulla libertà personale dell’inquilino senza una giustificazione concreta.
In sintesi: il proprietario non può vietare in modo automatico la convivenza stabile.
Questo non significa che il proprietario sia privo di tutele.
È generalmente legittimo che il contratto preveda:
Su questo punto è utile chiarire la differenza tra convivenza e sublocazione, spesso confuse ma giuridicamente molto diverse.
La presenza di un convivente può diventare rilevante per il proprietario solo se:
In questi casi, il problema non è la convivenza in sé, ma l’uso non conforme dell’immobile rispetto al contratto.
Un punto importante da chiarire è che il convivente non diventa automaticamente parte del contratto.
Salvo accordi diversi:
Esistono però situazioni particolari, come la morte dell’inquilino, in cui la legge consente al convivente stabile di subentrare nel contratto se sono rispettati determinati requisiti.
Per evitare equivoci e contenziosi:
Quando necessario, è possibile modificare un contratto di locazione in corso senza compromettere la validità dell’accordo.